lunedì 27 ottobre 2008

Roverbike 3000 forever










In questo lungo periodo di silenzio, non siamo rimasti a terra. Ecco di seguito la magnifica intervista che ci ha concesso Andrea Bonalda, il creatore e curatore del mitico sito Roverbike3000. L'abbiamo pubblicata sul numero di settembre del Nautilus, corredata di foto.
La riportiamo integralmente.

Capita a volte di osservare con legittima amarezza che si cerchi di ridurre il mestiere del giornalista ad un lavoro di pura telefonia, dove si perde il contatto con il territorio perché in pochi con poco tempo a disposizione devono mettere insieme molte pagine. Quest’intervista va decisamente contro questo cliché. Per poterlo intervistare infatti, Andrea Bonalda ha proposto di seguirlo durante un’uscita di defaticamento in vista di ben più probanti impegni ai quali aveva in programma di sottoporsi. Il nome di Andrea Bonalda ai più non dirà molto, ma tra gli appassionati di mountain bike il sito internet che realizzò negli anni Ottanta è diventato leggenda, ancor più oggi che in internet non c’è più e se ne trovano solo alcuni brandelli sparsi nei tanti siti che lo linkarono. Il sito si chiamava Rovereto Bike, (roverbike ne era l’indirizzo). Al suo interno c’era una curata descrizione di una serie di entusiasmanti giri da percorrere sulle montagne che circondano la Vallagarina, corredati di foto, tempi di percorrenza e quant’altro, frutto di ripetuti test diretti.
Il percorso scelto da Bonalda per la sgambata è la vecchia strada (segnavia 219) che da Caldonazzo porta a Lavarone percorrendo le pendici del Monte Cimone e passando per la Stanga. Quella che un tempo era una strada ma ora i ripetuti crolli hanno trasformato prima in un sentiero e poi (grazie all’intervento della SAT) in un sentiero attrezzato. Il risultato è stato quello di trovarsi per un paio d’ore a salire sentieri insidiosi spesso con una mano stretta attorno al cordino d’acciaio agganciato alla montagna e l’altra stretta attorno al cosiddetto “tubo orizzontale” del telaio, con la bici che oscillava nel vuoto.
«La passione per la mountain bike - spiega Bonalda classe 1959 pedalando rapido come un vent'enne sulla strada in salita - parte da lontano. Io sono sempre andato in bici ed all’inizio mi ero assemblato da solo un’artigianale mountain bike per poter andare in montagna. Fu nel periodo in cui per la Tecnofin (società per la quale tutt’ora lavora) mi occupai della gestione informatica dell’area di Rovereto che ebbi l’opportunità di applicare la mia passione per la mtb all’esplorazione del territorio della Vallagarina e che misi in rete il sito Roverbike».
Un sito che non sfigurerebbe ora ma che allora appariva eccellente.
«In effetti - spiega Bonalda - anche in virtù delle mie specifiche competenze informatiche, avevo lavorato direttamente in linguaggio html con il quale avevo assoluta dimestichezza».
Come facevi a conciliare il lavoro con la bici?
«Mi organizzavo per avere una pausa pranzo molto lunga che utilizzavo per andare in bici, cercando nuove strade. È stato un periodo entuasiasmante».
Perché hai tolto Roverbike da internet?
«Quando è uscita la legge del 2005 che vieta la circolazione sui sentieri ho ritenuto che non fosse più opportuno presentare un elenco di percorsi che prevedeva di utilizzare la bici sui sentieri. Era come invitare a violare la legge». «Peccato - aggiunge Bonalda - che le cose che mi piacciono siano vietate».
La modifica della legge provinciale 8/1993 introdotta nel marzo 2005 con la quale la Provincia di Trento ha regolamentato l’accesso ai sentieri alpini pone di fatto fuori legge moltissimi sentieri normalmente battuti dai bikers.
La questione, sulla quale si sono espresse anche le sezioni SAT, che si occupano della manutenzione dei sentieri, ha opposto chi ritiene - con diverse sfumature - debba essere data priorità a chi va in montagna camminando e chi invece ritiene che le due circolazioni possano essere compatibili. Quel che ne è uscito con la legge è una mediazione tra queste due posizioni.
Ma naturalmente nulla può essere ottenuto senza la presenza di altri importanti fattori, in primis il rispetto ed il buonsenso delle persone, siano esse a piedi o in bici, senza i quali la convivenza è impossibile anche su strada piana asfaltata (come sa bene chi frequenta la ciclabile).

Se c’è un tratto caratteristico che è tutt’ora distintamente percepibile in Bonalda è proprio il desiderio di esplorazione, che era quasi lo slogan del suo sito, racconto di una grande passione e di un grande amore per la montagna che Andrea vive non solo in bici.
«Pratico molto lo sci alpinismo - spiega Bonalda - ma mi diletto anche nell’arrampicata con le corde oltre che nella corsa in montagna».
E qualche volta queste diverse manifestazioni dello stesso amore per la montagna danno origine a delle piccole imprese, come l’escursione sul monte Zebru, nel parco delle Stelvio dove, inizialmente in bici (con gli sci sulle spalle) e poi con gli sci ai piedi sale da 1.300 a 3.700 metri di quota e rientra al campo base in 8 ore. Documentandolo sul sito.
“In questa guida - si leggeva nella presentazione di Roverbike - voglio dare solo indicazioni scarne e talvolta vaghe che permettano di individuare il percorso senza però perdere il gusto della scoperta. Sono relazioni da leggere a casa, cartina alla mano, per avere un’idea di dove andare e non da portarsi dietro per trovare indicazioni precise, bivio dopo bivio, sulla via da seguire.”
Una filosofia che gli appassionati di Roverbike hanno appreso sulla propria pelle.
«Mi ricordo - sorride Bonalda - quella volta che scendendo lungo il Leno ho incontrato dei ciclisti tedeschi con i piedi in acqua che maledicevano il sito Roverbike. In effetti era uno dei percorsi che avevo suggerito e richiedeva ripetuti attraversamenti in acque di media profondità. Io ho tirato dritto.»
Ad un certo punto della salita, quando la strada si era fatta finalmente bella larga e pedalabile, Bonalda ha detto “mi sembra che si scenda di qua”. E dopo un primo tratto di sentiero abbiamo sperimentato una discesa esplorativa nel bosco che ci ha portati a bagnarci nel torrente Centa e di lì siamo rientrati a Caldonazzo.
«Ci sono due tipi di persone che vengono con me - osserva Bonalda alla fine - quelli che vengono una volta sola e quelli che dopo la prima volta vengono spesso».
Prima di salutarci Bonalda ha preso fuori un cd. «È il sito Roverbike completo», spiega. Una reliquia, oltre che una fonte di ispirazione, dove riscoprire le immagini di una passione di una vita. Con le foto del viaggio di nozze percorso in bici lungo il Cammino di Santiago per un totale di oltre 800 km e di molte altre vacanze trascorse in bicicletta, in Italia e all’estero.
A qualcuno potrà forse sembrare eccessivo questo modo di interpretare la bicicletta, quel che è certo però è che ogni gesto ed ogni parola di Andrea Bonalda trasuda passione per la montagna. L’incanto per l’imprevisto incontro con un capriolo, la ricerca del punto di osservazione migliore per ammirare il paesaggio, il piacere della fatica che regala la salita. L’affrontare sentieri estremi viene fatto con passione, amore e rispetto per la montagna.
«Dicono che sono matto», osserva Bonalda guardandomi con un sorriso malizioso. Chi può dirlo.

In testa al pezzo le foto si riferiscono all'uscita.

1 commenti:

L' Occhio di Rovereto ha detto...

Assolutamente fantastico tutto ciò!
Anche sul nostro blog avevamo speso alcune righe piene di commozione in merito a Roverbike (vedi link).
E' un vero peccato che si stia perdendo, prova a convincere il Bonalda a rimettere tutto quanto online!!!
Buone pedalate innevate

LINK
http://occhiodirovereto.splinder.com/post/13906760/C%27era+una+volta+Roverbike